)*(Stazione Celeste)

 

 

Il karma non esiste, o quasi

di Gian Piero Abbate

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Ho scritto e detto più volte che ci sono solo due principi che regolano l'Universo, "causa ed effetto" e "sincronicità". Bene, con questo documento dimostro che l'unico principio universale è il secondo, mentre causa-effetto opera solo in una visione meccanicistica che riguarda questo mondo e la sua dualità. Se piantando un chiodo mi colpisco un dito proverò dolore e magari avrò, come conseguenza, una ferita, e forse mi arrabbierò, questo è innegabile. Ma questo riguarda la "macchina" corpo umano, e al limite la mia anima, che proverà una emozione che il cervello trasformerà in reazione emotiva, non i miei livelli superiori. Il principio causa-effetto è una specie di gabbia mentale, che opera nella materia, della quale dobbiamo liberarci, per la nostra trasformazione, cioè per quella "azione" che ci porta a superare (trans) la "forma". Il problema è la percezione del tempo che, anche nella Fisica teorica, è solo una variabile. Come disse Einstein, il tempo non esiste, anche se questa affermazione deve essere chiarita. La conclusione è che il principio di causa-effetto esiste ed opera, ma non è universale, e quindi non può essere esteso ai mondi dello spirito. Di conseguenza la visione diffusa del karma come l'effetto inevitabile di nostre azioni o di eredità da genitori o da nostri avi è priva di fondamento. Viceversa può esistere un pensiero di un karma, e questo determina la nascita di un vero e proprio karma nella nostra vita. Da questo deriva il "quasi" compreso nel titolo. Per capire il meccanismo della creazione di un karma che non ci dovrebbe essere, bisogna analizzare il rapporto che c'è tra "legge di attrazione" e principio di sincronicità. 

Partiamo da quest'ultimo per verificarne la validità in una ottica nuova e più estesa di quella consueta. In premessa è necessario che dica che vi dovete aprire al concetto di "percepire", proprio perché dovremo occuparci di fenomeni legati a mondi dove lo spazio/tempo non esiste. Percepire deriva da "per", cioè per mezzo, e "capere", cioè prendere o capire, quindi percepire si può riferire alla materia, come percepire lo stipendio, oppure a qualche cosa di più vasto, che non ricade in ciò che possiamo toccare, vedere, sentire, cioè qualche cosa che è oltre i nostri strumenti di misura materiali, i 5 sensi. Un esempio: possiamo percepire che una persona che amiamo stia male anche a kilometri di distanza, sebbene non la possiamo né vedere né toccare. Questa è una percezione, non spiegabile con una razionalità basata esclusivamente sulla meccanica materiale, ma chi non ha provato un simile fenomeno? Le percezioni operano sia nello spazio/tempo che al di fuori di questo, e questo ci causa spesso degli apparenti paradossi. Questi nascono dal voler applicare gli stessi schemi di analisi in ogni evento, e non accettare che al di fuori dello spazio/tempo le nostre regole empiriche non valgono. Nei mondi superiori non vale neppure l'analisi, perché la conoscenza a quei livelli si basa solo su processi di sintesi. Nella mia professione se cerco di applicare gli schemi organizzativi di una multinazionale a una piccola azienda di poche persone, vado incontro ad evidenti paradossi. Lo stesso capita se cerco di applicare le regole e le leggi della Fisica classica quando mi occupo di particelle o di galassie. Ritengo una benedizione l'aver studiato Fisica, perché la meccanica quantistica mi ha obbligato ad aprire la mente e andare oltre la forma e i pregiudizi di questo mondo.

Il principio di sincronicità è ancora poco noto e per niente intuitivo, e forse per questo è  stato scoperto solo da meno di cent'anni. "Può, il batter d'ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?" fu il titolo di una famosa conferenza tenuta da Edward Lorenz nel 1972, studioso della teoria del caos. In questo modo però si perdono alcuni elementi importanti del principio. Il primo è proprio la sua sincronicità: i due eventi sono "sincroni", cioè avvengono nello stesso istante, non essendoci tra loro una relazione di causalità. La conseguenza è che nessuno potrà stabilire se è stato il battito che ha generato il tornado, o se è stato il tornado a provocare il battito d'ali. Il secondo è che i due Stati sono presi solo ad esempio, ma non c'è alcuna relazione di tipo spaziale nel fenomeno. Come vedremo questo principio resta sempre valido, a prescindere dall'esistenza dello spazio/tempo.

Wikipedia riporta la sintesi del pensiero di Jung e Pauli, premio Nobel per la Fisica, enunciatori della sincronicità nel 1952, in questo modo: "In analogia alla causalità che agisce in direzione della progressione del tempo e mette in connessione due fenomeni che accadono nello stesso spazio in tempi diversi, viene ipotizzata l'esistenza di un principio che mette in connessione due fenomeni che accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi. Praticamente viene ipotizzato che al fianco del logico svolgimento di un atto conforme al principio in cui in tempi diversi accadono avvenimenti provocati da una causa, ne esista un altro in cui accadono avvenimenti nello stesso tempo ma in due spazi diversi perché, essendo casuali, non sono direttamente provocati da un effetto, corrispondendo per cui perfettamente al principio di a-temporalità."

Ovviamente in questa definizione si fa riferimento ad una "casualità" che rimanda al concetto di "caso", unico accettabile a livello scientifico a quell'epoca. Già allora questo "caso" venne legato all'idea che ci fosse un ordine assoluto nell'Universo di tipo immutabile, e che gli eventi che avvengono per caso fossero frutto della necessità di mantenere imperturbato questo ordine. Oggi anche nella scienza si sta facendo strada l'idea che il caso non esiste, e che tutto vada ricondotto all'ordine nel caos. In fin dei conti, si tratta solo d'invertire la seconda parte della parola "caso"! Personalmente sono convinto che nulla avviene per caso, così come nulla avviene a causa di una mente superiore che ordina la Vita. Il mio Dio è altro, e il libero arbitrio l'ha dato a noi sul serio, e non per finta. E anche se il nostro universo è limitato, come vedremo nel seguito, è però perfetto in sé, e questa perfezione assoluta è ciò che chiamo "ordine nel caos".

Come detto la sincronicità non è collegata al tempo, che è sempre nullo per definizione, e anche lo spazio è ininfluente; se viene ridotto a zero si arriva al caso limite della necessità di un evento rispetto a se stesso. Abbiamo un unico evento, il battito d'ali, che non è collegato a null'altro, ma che è stato necessario per mantenere immutato l'ordine nel caos.

In ogni caso la sincronicità opera in tutti e 4 i mondi della creazione, visto che se chiamiamo il nostro mondo materiale come il primo, il secondo ha spazio ma non ha tempo, e quelli superiori non hanno né spazio né tempo, ma questo non inficia la validità del principio, anzi lo rende universale.

Questo aspetto è molto importante perché la così detta "legge di attrazione" secondo la quale siamo noi, nell'operare nei 4 mondi, che attiriamo ciò che ci capita nella vita, è sostanzialmente legata proprio alla sincronicità, e non alla causa-effetto, come spesso è stato erroneamente detto.

Introduco un concetto che dimostrerò nel seguito: ciò che ci accade non è frutto di nostre azioni passate, non è un effetto di una causa generata da noi o dai nostri avi, ma è frutto della nostra appartenenza al tutto attraverso la sincronicità e la legge dell'attrazione.

Albert Einstein ha scritto: "Un essere umano è una parte del Tutto che chiamiamo Universo, una parte limitata nello spazio e nel tempo. Egli sperimenta se stesso, i propri pensieri e sentimenti come qualcosa di separato dal resto in una sorta di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una sorta di prigione che ci restringe ai nostri desideri individuali e all'affetto per le poche persone che ci sono vicine. Abbiamo il compito di liberarci da questa prigione, allargando il cerchio della compassione sino ad abbracciare tutte le cose viventi e l'intera natura nella sua bellezza."

Sulla base della teoria della relatività è arrivato anche a dire che il tempo, in termini assoluti, non esiste. Ovvero non esiste nell'universo, ma solo nella visione lineare di un osservatore, che proprio per questo motivo ha coniato la parola uni-verso, intesa come qualcosa che va in un verso solo, quello del tempo che scorre. Però, e il caso non esiste, universo deriva da "unus" e "vertere", cioè volgersi verso l'unità, e questo è proprio quello che noi dovremmo sempre fare, usando la sincronicità che ci permette di essere "universo" attraverso le nostre percezioni.

Veniamo quindi al principio di causa effetto. In internet possiamo trovare definizioni ed affermazioni di questo tipo: "Ogni causa ha il suo effetto ed ogni effetto che compare ha una propria causa che lo determina. Tutto accade in conformità alla legge universale. La sorte, il caso, sono soltanto i nomi che per ignoranza gli attribuiamo. Nessuno può sottrarsi alla legge universale." Una definizione più precisa si trova in Wikipedia: "Nella storia della filosofia antica il concetto di causa con quello connesso di causalità o relazione causale ha indicato l'esistenza di una condizione necessaria tra i fatti dell'esperienza che vengono interpretati come tra loro collegati da un rapporto di causa-effetto."

Da queste e altre definizioni, tutte abbastanza imprecise, risulta evidente che questo principio è legato sia allo spazio che al tempo. In particolare se causa ed effetto fossero contemporanei, non si potrebbe fare questa distinzione, e i due termini perderebbero di significato.

Anche la necessità che esista lo spazio perché il principio possa operare è vera, ma è molto meno intuitiva. Proverò a trasformare in un esempio, anche se limitato, questa idea. Se percuoto un gong, e questa la considero la causa, l'effetto è il suono che posso percepire. A parità di percussione, sia l'intensità che il ritardo temporale dell'onda sonora sono funzione della distanza. Se sono abbastanza lontano potrò vedere la differenza tra l'istante dell'azione di percussione e la percezione del suono, come avviene in un fulmine lontano, dove vedo il lampo e solo secondi dopo sento il tuono. Tutto questo è legato alle diverse velocità di propagazione della luce e del suono nell'aria, che per altro assorbe progressivamente l'energia sonora. Se sono abbastanza lontano vedrò solo la luce, ma non sentirò alcun suono, perché ormai disperso nell'aria. Idem per il gong, vedrò la mazza che lo percuote, ma non sentirò il suono. All'estremo opposto, se potessi diventare tutt'uno con il gong, riducendo lo spazio a zero, allora non sentirei alcun suono, perché l'effetto esiste solo al di fuori, la dove la vibrazione si può propagare. Questo è solo un esempio, con tutti i limiti che comporta, ma spero di aver reso l'idea.

In sintesi perché si possa avere una causa-effetto, ci deve essere un legame di qualche tipo, operante nello spazio e nel tempo. Mentre nella sincronicità tutto è connesso (cum-nectere = unire insieme) e nulla è collegato (cum-ligare = legare assieme), in causa-effetto tutto è collegato, nulla è connesso, per definizione. Possiamo immaginare il legame proprio come una corda che tiene legate le due entità coinvolte nel fenomeno, che quindi per essere col-legate devono essere separate, e dove se do uno strappo alla corda da una parte, l'effetto si sentirà all'altro estremo dopo un tempo che dipende da quanto è lunga quella corda.

L'aver recentemente scoperto e dimostrato a livello scientifico che esistono dei fenomeni legati solo al tempo e non allo spazio ha comportato una rivoluzione globale dell'idea di "fenomeno", storicamente legata proprio alla causalità. Nella parte finale di questo scritto utilizzerò alcuni di questi fenomeni per spiegare la nostra appartenenza al caos, ovvero all'Uno.

Appurato che la legge di causa-effetto necessita di spazio-tempo, sulla base dei 4 mondi della Cabala vediamo dove e come può operare.

Prendiamo in considerazione noi stessi e la nostra appartenenza ai 4 mondi paralleli che ci sono stati tramandati dai grandi maestri dell'umanità. In questo mondo opera il nostro corpo, con il cervello che contiene idee, cioè immagini mentali, frutto di particolari "circuiti elettro-chimici" il cui funzionamento ormai possiamo osservare, ad esempio, con una TAC. Attenzione, ho detto idee, non pensieri. Le idee sono materia, configurazioni di energia, temporanee nella memoria a breve, più stabili nella memoria di lungo periodo del nostro cervello, sempre che non intervengano fattori degenerativi o traumatici. Le idee quindi nascono e muoiono, possono scomparire o essere cancellate con un "lavaggio" del cervello, anche in modo artificiale. Le idee viene detto nascano dai segnali che arrivano al cervello generati attraverso i nostri sensi, e ancora una volta questa è una visione parziale, che degrada l'uomo ad una macchina. Guardando il fenomeno in modo globale, dal mio punto di vista le idee nascono sempre da reazioni "emotive" alle "emozioni". I due termini si riferiscono a due mondi diversi. La nostra emotività è lo strumento che ha il cervello per trasformare le emozioni in idee. Le emozioni gli arrivano dall'anima, che opera nel secondo dei mondi. Ormai è dimostrato che anche l'anima, che alcuni chiamano corpo astrale, altri corpo di luce, altri aura, è un corpo fisico, che è fatto esclusivamente di elettroni. Gli elettroni sono per noi ancora fonte di mistero, proprio per il loro comportamento duale. Sono contemporaneamente materia e non-materia. L'anima opera nel secondo mondo, dove c'è lo spazio, ma non esiste il tempo. La nostra anima ha un colore, che cambia continuamente, ha una forma, occupa un certo spazio, ma è al di fuori del tempo, per lei tutto è presente. Posso confermare tutto questo anche attraverso l'esperienza delle regressioni coscienti, senza uso d'ipnosi, che continuo a fare da anni, e che sempre mi riconfermano la validità di questa asserzione. Le emozioni sono neutre, non sono né positive né negative, ma poi il nostro cervello, trasformandole in idee, le colora in un verso o nell'altro. Beati i cinesi che hanno una unica parola per dire "opportunità" o "problema", hanno compreso molto nella loro millenaria saggezza. Ma le emozioni da dove vengono? Certamente non dagli eventi materiali, visto che quelle che noi chiamiamo comunemente "emozioni" e che invece dovremmo chiamare "reazioni emotive" vengono dall'alto. Le emozioni vengono dai nostri pensieri, che sono fuori dello spazio/tempo, perché generati dal nostro "Io superiore", che opera nel terzo mondo. Accenno, solo per completezza, cha oltre i nostri pensieri ci sono gli archetipi, base di ogni pensiero, e questi sono legati al nostro "Spirito", che opera nel quarto mondo. Posso aggiungere che "Io superiore" e "Spirito" sono i termini da me usati, ma se ne possono trovare molti altri per identificare gli stessi concetti.

Partendo da questo quadro d'insieme, è ora più facile capire come mai il principio di causa-effetto sia possibile, per gli umani, solo attraverso l'emotività, cioè il nostro cervello, la solita "mente che mente", che si comporta come una macchina. In effetti questo principio è valido per tutte le macchine materiali, inglobando nel termine materia anche le varie forme di energia. Anche le varie trasformazioni energetiche sono regolamentate dalla causa-effetto, ma attenzione, solo quelle legate a forme di energia localizzata, perché l'energia libera è solo legata alla sincronicità.

Questo mi porta a dire che ciò che scateniamo con le nostre azioni, secondo lo schema razionale basato su causa-effetto, ovvero sulla base di una nostra razionalità non illuminata, è una specie d'interferenza sulla perfezione della sincronicità e dell'universo a cui apparteniamo. Riprendo il concetto di universo. Ormai è chiaro che questo universo non è infinito, ma è limitato nello spazio, e ha una sua forma. Però è altresì chiaro che esistono infiniti universi paralleli. E s'ipotizza che i così detti "buchi neri" altro non siano che punti di passaggio da un universo ad un'altro. Possiamo immaginare il nostro universo come una cellula del corpo umano, circondata da decine di cellule, a loro volta circondate da centinai di cellule, e così via, in modo esponenziale. La differenza è che ai limiti della pelle le nostre cellule terminano, mentre non sappiamo se gli universi paralleli siano anch'essi limitati in numero o no; in ogni caso sinora non è emersa nessuna teoria che implichi l'esistenza di un limite. Credo che gli universi siano in numero infinito, e proprio questa condizione permetta la perfezione dell'intero sistema. Inoltre, essendo la sincronicità al di fuori dello spazio/tempo, noi possiamo collegarci a qualsiasi parte di un qualsiasi universo, l'unico limite è la nostra immaginazione, intesa come capacità di formulare pensieri.

Nel linguaggio comune spesso si parla di "pensieri creativi", come se potessero esistere dei pensieri non creativi, ma non è così: tutti i pensieri sono creativi, e creano per loro natura. Di conseguenza tutto quello che ci capita nella vita è frutto dei nostri pensieri. E tutto sarebbe perfetto se noi non interferissimo in questo processo, che fluisce dall'alto verso il basso come un fiume che scorre sui pendii di un monte. Invece di farci goccia di questo fiume, ci mettiamo sopra la vita, con la nostra superbia (super-bios), costruendo delle dighe che bloccano questo flusso, dighe che chiamiamo "le sono le nostre idee". Perdiamo la connessione con la sincronicità e ci colleghiamo alla materia e alle sue energie, che si chiamano esperienze materiali, tradizioni, leggi, dogmi, e così via. Così nella nostra mente creiamo un karma che non esiste, e con lui quella sofferenza che ci ha fatto travisare persino il senso della parola "sacrificio": da "rendere sacro" è diventato "soffrire a causa". Si, a causa, perché siamo caduti in pieno nella legge di causa-effetto. Quindi il karma non esiste in assoluto, ma può esistere per la nostra mente. Come il tempo.

Il tempo, in termini assoluti, avrebbe senso solo come eterno presente. Ma un eterno presente significa un tempo sempre eguale a zero, perché se, simbolicamente, fosse 1, allora genererebbe il 2, e poi il 3, e così via, cioè inizierebbe a scorrere. Un tempo che resta immutato non può essere che nullo, e quindi non esiste, neppure sul mondo più elevato, cioè quello degli archetipi. Il tempo è un parto della nostra mente, e non esiste sul piano divino. La mancanza di un "dio del tempo" è la condizione necessaria per l'esistenza di un concetto di perfezione divina. Per contro l'idea della mancanza di un dio del tempo è così terribile, da essere rifiutata in una visione di perfezione umana. Mi rendo conto che questa affermazione, non solo mia ma ormai di molti, mette in crisi le teorie e gli schemi di vari pensatori e filosofi del passato, ma d'altra parte mi rendo conto che era necessario un processo di sintesi che a livello razionale si è reso possibile solo ora per arrivare a formulare un simile enunciato. Difatti sull'affermazione che il tempo non esiste convergono solo i Maestri del passato, a volte esplicitamente e a volte implicitamente, che sono arrivati a questa conoscenza non attraverso il sapere o l'analisi, ma attraverso l'illuminazione.

Ho detto prima che avrei fatto degli esempi di fenomeni fisici del nostro mondo che sono legati allo spazio, ma non al tempo, e altri dove lo spazio/tempo, nel fenomeno, non esiste. Iniziamo dai primi, non sulla base di teorie, ma di evidenze sperimentali. Se due particelle originate assieme si propagano per direzioni opposte, e una delle due viene deviata nel suo percorso, istantaneamente anche l'altra effettua la stessa deviazione. In questo caso esiste lo spazio, e la distanza che separa le particelle, ma non esiste il tempo. Il fenomeno è istantaneo, senza trasmissione di energia, neppure sotto forma d'informazione. Non c'è un segnale che venga emesso e poi ricevuto, perché qualsiasi tipo di segnale necessiterebbe di una frazione di tempo per propagarsi, e questa frazione crescerebbe con l'aumentare della distanza. Invece questo non avviene. Quindi la spiegazione del fenomeno non può essere data sulla base di una legge di causa-effetto, ovvero, in Fisica, di azione e reazione. La Fisica quantistica spiega il tutto attraverso il principio di sincronicità. A livello spirituale, questo corrisponde a spiegare il fenomeno attraverso l'appartenenza delle due particelle all'Uno.

Ma esistono eventi che si collocano addirittura al di fuori della logica dello spazio-tempo. Se il fenomeno divenuto noto come "la centesima scimmia" si è dimostrato essere una forzatura a livello storico, per contro ormai si è dimostrato a livello di laboratorio che se si provoca una mutazione permanente in un ceppo di specifici batteri, e questo inizia a crescere e moltiplicarsi, quando il ceppo raggiunge una certa numerosità, detta massa critica, tutti gli altri batteri dello stesso tipo, sparsi per la terra, improvvisamente, e apparentemente inspiegabilmente, iniziano a mutare allo stesso modo. In questo caso il fenomeno è al di fuori dello spazio-tempo. Al di fuori dello spazio perché la distanza dei ceppi non è coinvolta in alcun modo nel fenomeno. Al di fuori del tempo, perché al raggiungimento della massa critica il cambiamento si presenta istantaneamente. Ancora una volta non c'è trasmissione d'informazione, e l'unica spiegazione è legata al principio di sincronicità e appartenenza all'Uno.

Nella vita quotidiana tutti noi facciamo esperienza della dilatazione o contrazione del tempo, quante volte vi è capitato che un minuto sembrasse un'ora, o il viceversa. Ma è difficile fare esperienza dell'istantaneità degli eventi. Il tempo zero sembra essere al di fuori delle nostre capacità percettive. Per fortuna anche tempi molto piccoli, al di sotto di qualche centinaio di millisecondi, non sono da noi percepibili, e questo ci permette di avvicinarci all'esperienza di un tempo nullo. Ad esempio, quanto dura un flash di una macchina fotografica? Non siamo in grado di dirlo, per noi è un lampo, un istante. Altro esempio: osserviamo una goccia d'acqua che cade e, ad esempio, entra in un bicchiere d'acqua. Un attimo prima goccia ed acqua erano separate, un attimo dopo sono un tutt'uno. Non riusciremo mai a percepire l'istante della trasformazione. Lo possiamo filmare con un dispositivo ad alta velocità, e poi rivedere la sequenza dei fotogrammi e renderci conto così del fenomeno reale, ma basandoci sulla nostra percezione, il tutto ci apparirà come istantaneo, anche se non lo è.

Ho fatto questi esempi per far capire che principio di sincronicità e legge di attrazione sono al di fuori delle nostre capacità sensoriali meccaniche, e quindi per poterci entrare si deve andare oltre la forma, entrando nella sfera delle intuizioni, delle premonizioni, delle sensazioni extracorporee, dei pensieri che non sono idee. In questo caso la meditazione, non essendo fuga dalla realtà ma mezzo di collegamento con l'Io superiore e con lo Spirito, diventa un mezzo potente, anche se molto difficile da attuare correttamente.

Ho necessariamente tralasciato molte altre considerazioni, per non rendere il documento troppo lungo, e concludo con alcune affermazioni basate sulla mia concezione dell'ordine nel caos. Tutto è perfetto così com'è, nella globalità. Il caos è la perfezione assoluta nell'Uno che unisce gl'infiniti universi. Se tutti i nostri legami è bene che siano rotti, per contro non abbiamo bisogno di costruire unioni, l'unione esiste di per se stessa, ci è garantita dalla Creazione, ci è dimostrata dal principio di sincronicità, ci è offerta con la legge d'attrazione, quindi a noi basta entrare nell'Uno con tutto noi stessi per essere in unione, potenzialmente con tutto e con tutti. Con le nostre azioni razionali, basate sulla legge di causa-effetto, tentiamo di alterare questa perfezione, di piegarla al nostro volere. Ma immaginate, noi siamo una minuscola entità, che appartiene ad un minuscolo pianeta di un piccolissimo sistema solare, ai bordi di una galassia che è a sua volta periferica rispetto al nostro cosmo, il quale a sua volta è una parte del nostro universo, che è solo uno degli infiniti universi esistenti, e tutto questo insieme appartiene all'Uno. Credete proprio che una nostra azione possa alterare questo stupefacente perfetto equilibrio? Crederlo sarebbe come ipotizzare che una singola particella impazzita, un neutrino potesse alterare l'equilibrio del sistema solare. Impossibile. Quindi tutto è perfetto, qui e ora, nell'Uno. E di conseguenza tutto è imperfetto, ma perfettibile, in questo mondo materiale.

La Fisica ci offre almeno un caso concreto di ordine nel caos. In un recipiente pieno di gas, l'equilibrio è permanente, nel senso che la risultante di tutte le forze è sempre zero. Ma se con un microscopio si osservano le particelle di gas, queste vanno dove vogliono, si scontrano con le altre, vengono deviate e deviano le altre, ma alla fine la risultante di tutto questo caos è un ordine perfetto e immutabile, un equilibrio totale. A noi spetta solo scegliere tra le nostre idee o la consapevolezza dell'essere. Essendo coscienti che proprio la nostra divinità, che ci dovrebbe portare alla "trasformazione", è ciò che ci permette anche di convertire in dolore e sofferenze questa perfezione, quando tentiamo, invano, con la nostra mente, di uscire dall'ordine del caos.

Gian Piero

 

Pordenone, 07/09/2013

 

Leggi qui un articolo/intervista all'autore pubblicata su il Giornale.

 

 

 

 

 

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