)* (Stazione Celeste)

 

 

Multidimensions

 

Inconscio

 

 

 

 

 

ESTRATTI DA:

Ricostruire la Realtà

Libro II di "Visioni da Venere"

 

di

Suzan Caroll Ph.D.

 

(In questa sezione del Libro II, Shature, il personaggio principale, studia nella quinta dimensione ed agisce da Sé Superiore per le sue diverse vite tridimensionali. Shature fa questo entrando in una cupola che le permette di interfacciarci con il mondo fisico.)

“Shature, ti ho sentita, mentre ti avvicinavi. Sei pronta a riprendere i tuoi studi?” disse la Guida, mentre Shature entrava nel Tempio.

“Sì, Guida mia, lo sono. In qualche modo mi sento diversa. Mi sento sull’orlo di una grande transizione. Mi sono fusa con il mio Complemento Divino e ci siamo accorti di alcuni schemi che dobbiamo rilasciare. So che devo risanare la mia paura dell’abbandono. Questa paura crea un circolo vizioso. Innanzi tutto ho paura di essere abbandonata. Poi, dato che ho paura, non riesco ad avere fiducia negli altri. Poi, dato che non riesco a fidarmi degli altri, sono arrabbiata. Poi, dato che sono arrabbiata, respingo le persone. Poi, dato che respingo gli altri, questi mi lasciano. Poi, dato che gli altri mi lasciano, ho paura di essere abbandonata.”

“Benissimo, mia cara. Vedo che adesso capisci lo schema che hai creato. Ho ricevuto telepaticamente il tuo desiderio di visionare le vite in cui hai danzato questo ciclo d’abbandono. Il tuo desiderio attiverà diverse realtà tridimensionali e le programmerà nella cupola. La cupola presenterà sullo schermo un periodo di tempo alla volta. Ricorda, stai veramente entrando nel periodo di tempo e qualsiasi interazione avrai con i suoi occupanti è reale e modificherà sicuramente la loro realtà…

 

Antico Egitto

 

Questa volta, Shature si ritrovò a sperimentare la storia come partecipante anziché come osservatore. Non era molto felice di questo, perché sapeva che in questa vita era accaduto qualcosa che l’aveva attratta nell’oscurità. Cominciò ad avvertire il panico che saliva da dentro e sapeva che per rimanere distaccata si doveva calmare. Sì, era accaduto qualcosa di molto brutto. Sentiva il male sopraggiungere, come milioni di ragni che strisciavano sopra la sua carne.

“Percepisci il male intorno a te,” disse la Guida in risposta ai pensieri di Shature. “Adesso ti trovi in una vita passata nell’antico Egitto e tu sei una Sacerdotessa del Tempio di Set. Dopo la caduta di Atlantide, il Tempio di Set portò all’Egitto gli insegnamenti delle Tuniche Nere. Il nome Set significa “tagliatore” o “isolatore”. I seguaci di Set perseguono l’iniziazione attraverso l’auto-deificazione ed invocano le forze dell’isolamento e della limitazione per liberare se stessi da ciò che credono essere l’“illusione dell’unità”. Essi desiderano l’esperienza della più grande individualità senza alcuna responsabilità rispetto agli altri e senza conseguenze per le loro azioni. Credono che il fine è più importante dei mezzi. Ottengono la soddisfazione dei loro desideri attraverso l’utilizzo della Magia Nera, che è l’interazione con le energie disarmoniche del Piano Astrale inferiore e del fisico.

“Ti ricordi come temevi ed evitavi le Tuniche Nere su Atlantide? La tua Anima non riusciva a capire la loro Magia Nera. La tua paura irrisolta ti ha portata in questa vita, così puoi imparare perché si sceglie di seguire l’oscurità, anziché la luce.”

“Sì”, sussurrò Shature, come se stesse cercando di non disturbare le forze delle tenebre che si stringevano intorno a lei. “Riesco a sentire che in questa vita sono completamente egoista. Niente è più importante della mia stessa carriera. Chiunque possa aiutarmi a perseguire quello scopo è da buttar via una volta che ho finito con loro. Riesco a sentire che sono spietata, fredda e completamente priva d’amore. In che modo la coscienza di quinta dimensione potrebbe mai aiutare chi non ha la capacità d’amare?”

“Sono qui con te,” disse la voce della Guida. “So che per te è difficile sperimentare questa vita come partecipante. Tuttavia, le tue lezioni progrediscono e tu sei pronta per sfide sempre più grandi. Con la tua mente continua a parlare con me. Ti aiuterà a mantenere un collegamento alla tua coscienza come Shature.”

Shature era felice di obbedire alla richiesta della Guida. Forse se avesse potuto parlare di ciò che stava sperimentando, questo l’avrebbe aiutata a calmare la sua paura.

“Sono una donna che ha circa trent’anni,” cominciò. “Riesco ad intuire che il mio nome è Nubnoset che significa “servitrice di Set”. Sono in piedi davanti ad un uomo con un alto cappello ed una tunica nera. Ha dei lunghi baffi neri che oltrepassano il mento e delineano una bocca che è ferma e forte. Gli occhi sono penetranti, non riesco ad abbassare lo sguardo per guardare il suo corpo. Tutto quello che riesco a vedere è il suo austero ed oscuro volto ed un enorme cappello tempestato di rubini e smeraldi.”

“Chi è quest’uomo?” domandò la Guida per mantenere Shature consapevole della sua coscienza superiore.

“Sento che è un Alto Sacerdote del Tempio di Set. È il mio amante… No… è mio padre. NO… è tutt’e due! In questa cultura è accettabile che un uomo porti sua figlia a letto. Siamo amanti da tanti anni ed abbiamo una figlia che si chiama Nephrite ed ha tredici anni. Mio padre non mi vuole più. Sono troppo grande, o meglio, nostra figlia è “grande abbastanza”.

“Lo sto supplicando di non mettermi a disagio. Come può mettermi da parte? Gli sto dicendo che sin da quando ero una ragazzina ho servito lui e il Dio malvagio, che ho fatto cose inenarrabili a me stessa e ad altri perché lui me l’aveva chiesto.”

“HA,” egli ride di me. “Hai scelto di servire il “mio” Dio ed eri felice di farlo, fino a che hai sentito il potere.”

“Le sue parole mi tagliano come un coltello. Come può essere vero questo? Come può essermi veramente piaciuta una vita così piena di atti egoistici e depravati. Guardo nel cuore di Nubnoset e rabbrividisco nel rendermi conto che mio padre ha detto la verità. Ho usato gli altri per raggiungere i miei scopi e li ho messi da parte una volta sazia. Ho rovinato la mia vita per un uomo a cui non è mai importato di me. Non sono neanche triste al pensiero di perderlo. Per la prima volta dall’iniziazione al Sacerdozio di Set, ho paura. Ho paura di subire ciò che ho fatto agli altri.

“Mi butto per terra chiedendo pietà. Rimango aggrappata alle sue caviglie e gli dico tutto ciò che farò per lui se soltanto non mi mette da parte. Ride di nuovo e mi manda via con un calcio. Mi inginocchio ai suoi piedi, mi copro il volto con le mani e singhiozzo istericamente.

“Morirai per me?” mi chiede, mentre inginocchiandosi davanti a me mette il suo pugnale sul pavimento. Mi toglie le mani dal viso e mi rivolge quel suo sorriso sinistro mentre mi guarda negli occhi colmi di lacrime.

“Per un momento, il tempo si ferma. Lo guardo in faccia mentre mi sorride, quasi con amore. Però, ama soltanto se stesso. Questo è ciò che vuole che io FACCIA per lui. Vuole che mi uccida per lui, proprio come io ho ucciso altre persone per lui. Mio padre, il Sacerdote malvagio, raccoglie il pugnale e me lo offre. Conosco il pugnale, lo usa per i sacrifici a Set.

“Guardo il luccichio della sua lama, curva ed affilata, per quello che sembra essere un’eternità. Tutte le volte che ho usato quel pugnale sulla carne di altre persone davanti ai miei occhi… Sì, certo, alla fine lo userò su di me. Io devo essere il suo sacrificio ora. Prendo il pugnale, lui ride mentre si alza e va dall’altro lato della stanza dove mi guarderà morire – per lui.

“Metto la punta della lama proprio sotto lo sterno. So come uccidere, in modo veloce e pulito, l’ho imparato da lui.”

Poi, diventò tutto buio per un momento, mentre Shature lottava per ricordare chi fosse. Non era Nubnoset, ma Nubnoset era una parte di lei. Tuttavia, c’era anche la vita su Venere, la sua Guida e Lamire. Sì, doveva pensare alla sua vita sul pianeta Venere di quinta dimensione per salvarsi dagli abissi dell’Inferno di Nubnoset. Shature fece un lento e profondo respiro e si rese conto di essersi distaccata da Nubnoset che era distesa davanti ai suoi piedi. Si guardò intorno e, con un brivido, si accorse che lei e la forma eterica di Nubnoset si trovavano nel Piano Astrale inferiore. Shature ricordò come avesse temuto questo piano mentre si trovava ad Atlantide e nel Regno Fatato.

Ovunque guardasse, c’era un’oscurità rosso sangue che era quasi nera. Udiva lamenti e grida in lontananza, ma tutto ciò che riusciva a vedere attraverso una spessa e sgradevole oscurità era lei stessa e Nubnoset. Nubnoset gradualmente si risvegliò e lentamente si sedette. Sebbene Shature la toccasse, Nubnoset era consapevole solo di se stessa e dell’odio che aveva dentro di lei per l’uomo che incolpava per aver provocato la sua morte. Doveva cercare la vendetta. Shature cercò di comunicare con Nubnoset, ma fu invece riportata nella sua mente. La Guida di Shature la chiamava.

“Parlami Shature e raccontami la tua esperienza.”

Dal posto nel piano Astrale inferiore, Nubnoset, con Shature rinchiusa nella sua coscienza, poteva osservare il piano fisico dove era appena “morta”.

“Lui crede di potermi scaricare come una schiava.” Shature udì i pensieri di Nubnoset – i suoi pensieri come Nubnoset. “Si pentirà per quello che mi ha fatto. Userò i miei poteri psichici per influenzare qualcuno che lo avveleni. Xaria, la sua serva, sta cominciando ad odiarlo per quello che le ha fatto. So di poterla influenzare a mettere il veleno nel suo bicchiere.”

Shature cercò di essere l’osservatore e di connettersi con la mente di Nubnoset, ma era impossibile. Era solo con sensazioni di compassione o d’amore che Nubnoset avrebbe potuto riconoscere la chiamata di Shature, ma Nubnoset non aveva nessuna delle due. Shature stava cercando di capire come mai la sua Anima aveva scelto una vita simile. Che cosa avrebbe potuto imparare? Era morta tanto crudelmente quanto aveva vissuto. Quando si immerse nuovamente nella coscienza di Nubnoset, Shature udì la voce della sua Guida che le rammentava di continuare a parlargli.

“L’ho fatto,” disse Nubnoset mentre osservava il piano fisico. La coscienza di Shature fu intrappolata nelle parole e nei pensieri amari di Nubnoset. “Xaria odia molto il Sommo Sacerdote. Le ho parlato mentre dormiva ed ho usato la mia influenza psichica, più un po’ di Magia Nera, per darle l’idea di mettere il veleno nel suo bicchiere. Eccolo! Sta per bere dal bicchiere.

“Ma, aspetta. Sta esitando. Potrebbe sospettare? Ha sempre saputo quando qualcuno gli era contro. Potrebbe sapere che sono io? Mi sta guardando come se riuscisse a vedere il mio fantasma! Sorride mentre posa il bicchiere e lascia la stanza. Lo sento nell’altra stanza mentre parla con nostra figlia. Le sta dicendo che lei è così speciale che le permetterà di bere dal suo bicchiere.

“Lo sa! Lo sa cosa ho tramato. Mi può vedere anche se sono morta e sta mandando a morire nostra figlia solo per farmi un dispetto.

“Guardo con orrore, mentre Nephrite entra nella stanza e si avvicina alla bevanda avvelenata. Che cosa posso fare? Chi posso chiamare, affinché mi aiuti! Mia figlia non può vedermi. Da quando sono morta sono andata a trovarla molte volte mentre dormiva e ho tentato di parlarle del Sommo Sacerdote, ma non mi ha ascoltata. Lo ama come lo amavo io quando ero giovane, prima che il male raggiungesse il mio cuore e mi derubasse della capacità d’amare. E’ sciocca come lo ero io e farà la stessa fine.

“Devo chiamare qualcuno. Non posso invocare le forze di Set, poiché sono la causa di tutto questo. Devo chiamare l’altra parte. Devo invocare la Luce. Ma, la luce potrebbe udire la mia voce? Mi sono rivolta all’oscurità e sono diventata malvagia quanto mio padre. Ho consegnato la mia Anima alle forze dell’oscurità in nome di—che cosa? Certamente non era Amore.”

Shature riuscì ad uscire dalla trappola della mente di Nubnoset e vide un piccolo raggio di luce entrare nell’oscurità del loro Inferno. Questa era la sua occasione. Nubnoset amava veramente qualcuno. Amava sua figlia e stava tentando di volgersi verso la luce per salvarla. Forse, ora, Shature avrebbe potuto mantenere una coscienza da osservatore abbastanza a lungo da fare la guida a Nubnoset. Shature attirò la Fiamma Viola intorno a lei e cercò di ricordare la sua infanzia come Nubnoset. Aveva mai creduto nello Spirito? Si ricordò allora Nubnoset come una giovane donna seduta sul letto di morte di sua madre. La madre di Nubnoset aveva creduto nella Fiamma Viola e le aveva dato un cartiglio con il nome dell’Arcangelo Zadkiel inciso in geroglifico. Sua madre le aveva detto che l’Arcangelo Zadkiel era il guardiano del Fuoco Viola e lo avrebbe potuto chiamare per avere protezione. Shature sussurrò a Nubnoset di ricordare sua madre.

All’improvviso, il nome di Zadkiel venne in  mente a Nubnoset, che sembrò risvegliarsi dal suo lugubre ambiente per la prima volta.

“Dove sono?” chiese a Shature, che ora riusciva a vedere.

“Sei morta, Nubnoset e ti trovi nel Piano Astrale inferiore. Alcuni chiamano questo posto Inferno.”

“Sì, sono venuta qui alla mia morte, a causa della vita corrotta che ho vissuto.”

“E” continuò Shature, “perché hai desiderato il male nella tua vita. Però, hai ricordato l’amore, amore per tua figlia ed hai invocato le forze della Luce, affinché ti aiutassero a salvarla. Io sono Shature e sono qui per rispondere alla tua chiamata. Ti ricordi l’Arcangelo Zadkiel?”

“Zadkiel, sì, l’Ordine di Zadkiel e il Tempio del Fuoco Viola. Ho un piccolo cartiglio che mi ha donato mia madre alla sua morte. Mi disse che era stato tramandato da madre a figlio/a sin dal tempo di Atlantide. Dovevo tenerlo e richiamare le immagini con la mente quando avevo paura. Sapevo, però, che mio padre non avrebbe approvato. Lo amavo più di mia madre, così misi il cartiglio in un cassetto e presto me ne dimenticai. Credi che potrei invocarlo ora, dopo aver servito l’oscurità per la maggior parte della mia vita?”

“Non è mai troppo tardi per ricordare la luce,” la confortò Shature.

“Ma io non ho più una voce. Non ho più un corpo. Ed ho paura di non aver più un’Anima. Ho dato via tutto, perché volevo che mio padre di amasse. Ora mi importa del suo amore? Mi ha abbandonata anche dopo la morte. Ora devo salvare mia figlia o andrà incontro allo stesso fato. Tutto ciò che mi importa è la vita di mia figlia. Devo invocare il Fuoco Viola. Ma come?”

“Ricordi come tua madre invocava il Fuoco Viola? Aveva tentato di insegnartelo.”

“Io, però, non ascoltavo,” continuò Nubnoset. “Era qualcosa riguardo alla consacrazione di ogni parte di te stessa. Ora, però, non riesco a ricordare e devo affrettarmi per salvare mia figlia.”

“Nubnoset,” disse gentilmente Shature. “Non c’è nessuna fretta, perché adesso non sei più confinata dal tempo Terrestre.”

“Sì,” disse Nubnoset in un momento di tristezza. “Sono morta. Ho sprecato la mia vita, regalandola ad un altro. Non permetterò che mia figlia sprechi la sua. Non posso!”

“Allora pronuncia le parole di consacrazione con me. Ti aiuterò,” disse Shature.

“Amato Arcangelo Zadkiel, ti invoco affinché tu mi consacri nelle Forze della Luce.”

Nubnoset ripetè le parole e poi i suoi occhi scuri espressero la luce.

“Ricordo, mi ricordo la consacrazione. La pronuncerò insieme a te.” Insieme, terminarono la dichiarazione.

“Io consacro le energie del mio flusso vitale, mentre fluisce dal cuore del Sole!

“Consacro il mio corpo fisico, il mio corpo emozionale, il mio corpo mentale e il mio corpo eterico al servizio del Fuoco Viola!

“Consacro i miei occhi, affinché vedano solo la Luce.

“Consacro le mie orecchie, affinché sentano solo il suono dell’Uno e la piccola voce tranquilla della Presenza!

“Consacro la mia bocca, affinché parli sono con la lingua degli Angeli!

“Consacro la mia mente, affinché riceva la chiara e diretta coscienza del Sé Superiore.

“Consacro le mie mani, affinché possano sanare e i miei piedi, affinché percorrano il Sentiero della Luce.

“Prendi questa forma, ogni cellula ed atomo, e consacrala al servizio della Luce.

 

“Ardi, Ardi, Ardi Fuoco Viola!

Che trasmuta TUTTA l’ombra in

LUCE, LUCE, LUCE!”

 

Tutto era tranquillo.

Osservarono il piano fisico sotto, dove Nephrite aveva esitato, come se avesse sentito la dichiarazione. Poi, la stanza cominciò a tremare e il tavolo su cui era appoggiato il bicchiere si rovesciò e cadde per terra, versando il contenuto.

La Luce l’aveva salvata!

Ma aspetta, Nephrite stava raccogliendo il vino avvelenato con il bordo della sua veste e con questo si toccava le labbra.

“NO! NO! NO!” gridò Nubnoset. “Arcangelo Zadkiel, devi fermarla!”

“Non morirà,” risuonò la potente e melodiosa voce di Zadkiel.

Un raggio di Luce Viola sfavillò attraverso l’oscurità, mentre Zadkiel parlava. Ma quando la luce si affievolì ritornò l’oscurita e Shature fu attratta un’altra volta nella coscienza di Nubnoset. La voce distante della sua Guida era l’unico filo di luce che collegava Shature al suo sé di quinta dimensione.

“Parlami,” le disse.

“Mi trovo ancora nel Piano Astrale inferiore,” disse Shature dalle profondità della coscienza di Nubnoset. “Sono passati tre giorni terrestri, da quando mia figlia ha toccato il liquido avvelenato con le labbra. Temo che, alla fine, morirà. No, è morta! Eccola. Ora riesce a vedermi.”

“No, Madre, non sono ancora morta, ma sono così vicina alla morte che posso vedere la tua forma. Devo sapere. Come ho fatto ad ammalarmi così tanto? È stato il vino? Stavi cercando di uccidermi, come ha detto Papà?”

“No, figlia mia, ho cercato di avvelenare lui, ma è ancora troppo forte. Perché dovrei avvelenare te con il suo bicchiere? In qualche modo ha capito il mio piano e ha mandato te a bere dal suo bicchiere, per punirmi. Non condono ciò che ho fatto. Volevo ucciderlo perché non riuscivo ad affrontare la mia stessa oscurità. Volevo addossare le mie scelte malvagie a lui. Ma tutte le mie azioni erano solo mie. Per favore, cara figlia, non fare gli stessi errori che ho fatto io.

“Quando sei andata per bere dal bicchiere, ho invocato le forze della Luce affinché ti aiutassero. Questo è il motivo per cui la stanza ha tremato ed il bicchiere è caduto a terra. L’Arcangelo Zadkiel mi ha detto che non morirai. Devo credere alle sue parole. La fede che non ho potuto avere per me stessa, giuro solennemente di averla per te.

“Cara Nephrite, ti prego. Non permettergli di corromperti. Mia madre aveva tentato di avvertirmi, proprio come io sto avvertendo te, ma non l’ho ascoltata. quando ti risvegli, e so che lo farai, guarda dentro il cassetto superiore della cassettiera rossa. Dentro c’è un piccolo cartiglio che mi aveva dato madre. Indossalo, mia cara e ti proteggerà.”

L’immagine di sua figlia cominciò ad affievolirsi, perché il suo corpo la stava richiamando. Nephrite non sarebbe morta.

“Tu avrai la forza, figlia mia, che io non ho avuto,” disse Nubnoset alla forma di Nephrite che stava svanendo. “Tu riuscirai a dirgli di no. Io non ci sono riuscita!”

L’ultima visione di Nephrite se n’era andata e Nubnoset rimase da sola nel Piano Astrale inferiore. Anche la sua connessione con Shature era stata dimenticata. Shature era andata così profondamente nella coscienza di Nubnoset per aiutarla a salvare Nephrite, che Shature si era smarrita nelle caverne della mente torturata di Nubnoset. Nubnoset udì una voce chiamare dal profondo dentro il suo inconscio, “Shature, Shature!” ma non riconosceva la voce o il nome. L’oscurità del suo ambiente l’aveva separata da Shature e dalla Guida di Shature. Nubnoset era sola. Nella morte era abbandonata all’oscurità, proprio come lo era stata in vita. Abbandono, sì questo era ciò che aveva minacciato ripetutamente suo padre per costringerla a fare la sua volontà. Ora, finalmente, gli si era opposta – dall’altra parte della tomba.

Le tornò in mente un ricordo di come suo padre la rinchiudeva in una piccola stanza buia, finché avesse acconsentito a fare qualsiasi cosa, così l’avrebbe rilasciata. La totale oscurità della piccola e puzzolente stanza l’aveva sempre terrorizzata. Ogni volta che era rinchiusa dentro la stanza cercava di affrontare la sua paura e di rilassarsi nell’oscurità, ma questa le ricordava le cose malvagie che erano fatte a lei e che lei aveva fatto ad altri. Si rendeva conto ora che non era solo per la paura che lo pregava di lasciarla andare, era anche per la vergogna e i sensi di colpa.

Adesso, una volta ancora, Nubnoset si trovava nell’oscurità. Le sue paure più grandi nella vita erano diventate la sua realtà nella morte. Questa doveva essere la punizione per la vita cattiva che aveva vissuto? Avrebbe dovuto esistere eternamente da sola nell’oscurità più profonda? Sola, con solo la sua paura e la sua vergogna che le ricordassero ciò che aveva fatto. In modo diverso dalla buia stanza della sua infanzia, qui non c’erano muri – solo un’infinità di nulla. Lei, però, aveva fatto le sue scelte. Sua madre non aveva seguito il percorso di suo padre. Questo era costata la salute di sua madre, ma, almeno, lei aveva la sua Anima. Nubnoset sapeva di meritare questa morte per fare ammenda per tutte le sofferenze che aveva causato nella sua vita.

Ma, aspetta, quello era un piccolo barlume di luce alla sua destra? No, era semplicemente la sua immaginazione. Poi udì una voce. Era la stessa voce che prima aveva chiamato il nome Shature.

“Se riesci ad immaginare la Luce, allora la puoi scegliere.” Nubnoset non capiva il significato di queste parole, ma la spinsero a guardare ancora la luce. Sembrava più luminosa, ma tremolava, su e giù, con gli impeti di paura che la travolgevano. Di fatto, sembra essere una connessione. Quando cedeva alla sua paura, la luce diventava più fievole o spariva anche completamente. Ma, quando raccoglieva il coraggio per affrontare la paura e la profonda colpa e vergogna dietro a questa, la luce diventava più luminosa. La paura sembrava controllare la Luce.

Si domandava se, al contrario, la Luce poteva controllare la paura. Se avesse scelto di focalizzarsi solo sulla luce, la paura sarebbe diminuita? In profondità, dentro la sua mente, c’era il chiacchiericcio di una voce sconosciuta. Il calore della voce amplificava la luce, il che rendeva più facile trovare nell’assoluta oscurità. Si focalizzò sulla luce con più intenzione ora e scoprì che, quando faceva così, la paura diminuiva. Poteva scegliere di vedere solo la luce? La luce poteva distrarla dalla sua paura e dalla sua rabbia – rabbia contro suo padre e contro se stessa? Sì, era arrabbiata con se stessa. Ora sapeva di essersi sempre biasimata per essersi consegnata a suo padre. Avrebbe, però, potuto fermarlo?

No, era stata una bambina. Non aveva forza contro il suo potente padre. C’era stata una minuscola macchiolina di luce in quella stanza, o dentro se stessa, che non poteva vedere perché aveva paura? Ma, certamente, aveva paura. Come poteva giudicarsi per questo? Era stata una bambina e non poteva competere con suo padre. Lui l’aveva manipolata con la stanza buia e la sua mente oscura. Sapeva sempre cosa dire e come dirlo, così che lei gli credesse. Era riuscito persino a farle credere che sua madre non l’amava e che lui era l’unico genitori che si preoccupava per lei!

Nubnoset sapeva che avrebbe dovuto perdonare quella bambina, perdonare se stessa, per aver consegnato il potere a suo padre. Con quel pensiero, sentì del calore nascere nel corpo eterico. Il calore sembrava quasi amore, ma non ne era sicura. Non aveva avuto molte esperienze con l’amore. Aveva sentito l’amore di sua madre, quando le aveva dato il cartiglio e lo aveva sentito da sua figlia/sorella, quando era nata. Però, non l’aveva mai sentito da un uomo. Aveva sempre sentito solo paura e odio da parte loro. No – aspetta – da qualche parte nella sua memoria un lampo si accese. Un volto apparì nella sua mente, il volto da lungo tempo dimenticato di un giovane uomo.

Una profonda tristezza e rimpianto la riempirono quando lo immaginò. La sua forma spettrale rabbrividì, in agonia e rimpianto. Lui era stato l’unico uomo che l’avesse mai amata. Lo aveva dimenticato, perché il dolore e i sensi di colpa che le dava il suo ricordo erano troppo grandi. Lui aveva cercato di salvarla, ma suo padre era venuto a sapere di loro. Ricordò la scena, mentre la riviveva. Lei aveva solo quindici anni. Il suo amante era uno dei giovani soldati che era stato assegnato a sorvegliare le mura del tempio dove viveva sua madre. Sua madre era ancora viva allora, sebbene fosse sempre ammalata. Alcuni dicevano che era a causa della Magia Nera di suo padre.

Nubnoset rivisse come aveva incontrato il suo giovane uomo mentre sorvegliava la porta di sua madre e come si erano assunti il rischio di guardarsi negli occhi. Normalmente le guardie erano come statue e non si notavano mai. Tuttavia, mentre lo oltrepassava, lei aveva sentito un impulso così forte che non aveva resistito ed aveva girato la testa. Le sembrava familiare, anche se sapeva di non averlo mai visto. Infatti, mentre riviveva quel momento, si rese conto che lo aveva “sentito” familiare. Quando aveva guardato nei suoi occhi, aveva sentito uno strappo al cuore e aveva udito il nome, Lamire. Ma, come venne a sapere più tardi, quello non era il suo nome, né era quello di nessun altro. Ora però, il nome da solo portò un gran calore al suo cuore che la fievole luce davanti a lei splendette sempre più forte.

“Shature, Shature!” udì di nuovo nella sua mente. Ma, il nome non significava ancora niente per lei. L’unica cosa che era familiare era la “sensazione” del suo unico vero amore e il nome, Lamire. Non aveva mai saputo cos’era accaduto al suo amante. Suo padre li aveva scoperti nel giardino dove si incontravano segretamente. Fu portata via da lui e messa nella stanza buia, finché non supplicò di essere rilasciata. Nubnoset sperava che l’avessero semplicemente ucciso e non lo avessero usato per i loro scopi malvagi. Sapeva che suo padre poteva far sì che lui invocasse la morte, supplicasse la morte. Era la visione di ciò che avrebbe potuto fargli che la perseguitava mentre era intrappolata nell’oscurità.

“Liberalo e io sarò la tua serva,” supplicava.

Ma suo padre aveva altre idee che non permetterle di prendere una decisione basata sull’amore. La lasciò nella paura e nella colpa più profonda finché dimenticò il suo amante, dimenticò l’Amore! Non seppe mai quanto tempo rimase rinchiusa. Quando infine la liberarono, fu portata nelle profonde caverne del Tempio di Set, dove non si vedeva mai la luce del sole.

Doveva ritornare in quelle caverne, perché dentro di loro era nascosta la sua Anima – ma come?

“Segui la Luce,” udì la voce che aveva chiamato qualcuno di nome Shature. Stava diventando familiare. Guardò verso la luce e mentre faceva così, vide che si stava allontanando da lei.

“No,” gridò. “Non lasciarmi.” Andò verso la macchia di luce e questa divenne più forte, continuava, però, ad allontanarsi da lei.

“Vengo abbandonata di nuovo?” gridò.

La luce si affievolì, mentre permetteva alla sua vecchia paura di farsi avanti.

“Scelgo la Luce,” disse. “Non lasciarmi. Non permetterò all’oscurità di raggiungermi di nuovo.”

La luce divenne più forte in risposta alle sue parole e cominciò a muoversi più velocemente.

“La Luce non ti sta lasciando. Ti sta guidando,” disse la voce.

La Luce divenne sempre più luminosa mentre la seguiva, ma era sempre molto al di là della sua portata. Poi vide una caverna. Ma aspetta, la caverna era la Caverna di Set dove aveva praticato la Magia Nera e molto altro di peggio. La luce si fermò proprio dentro alla sua entrata e le faceva cenno affinché si unisse a lei.

“Non posso entrare lì dentro ancora. È piena di oscurità.” Ma, mentre parlava, la luce diventò più luminosa e mandò un tentacolo di se stessa nell’imboccatura della caverna. La luce voleva che lei entrasse nella caverna, per entrare nella paura e nell’oscurità che erano nascoste là dentro.

“Non voglio addossare la mia oscurità a qualcun altro!” Disse alla luce impersonale. “Non incolperò più mio padre per il mio stesso comportamento. Avrei potuto resistergli come aveva fatto mia madre. Alla fine, sono morta proprio come lei.”

“Avevi bisogno di conoscere la tua stessa oscurità,” disse la voce familiare che ora sembrava essere dentro di lei. Sembrava che la voce la stesse guidando. Ma prima, sapeva che c’era?

“Ora devi imparare a vedere quell’oscurità non come un nemico con cui devi combattere, ma come una parte di te stessa che è sempre presente nei mondi inferiori. Luce ed oscurità non sono solo “buoni” o “cattivi”, nel modo in cui vengono sperimentate nei mondi inferiori.”

La voce era chiara ora. Sì, prima sapeva che c’era, ma quando? Certamente non l’aveva saputo nella sua vita come Nubnoset. La voce continuò ed interruppe i pensieri di Nubnoset.

“L’oscurità e la luce sono solo gli estremi opposti di uno spettro. La luce rappresenta l’unità e l’oscurità rappresenta la separazione. Se neghi l’oscurità per conoscere solo la luce, permetti ad una parte di te stessa di diventare “inconscia” alla tua consapevolezza totale.”

“Non ho assolutamente rinnegato la mia oscurità. Ora voglia riconoscere la mia luce.”

“Allora devi portare la luce nella caverna ed unificarla con l’oscurità.”

“Questo risanerà la vita che ho appena vissuto?”

“Sarà d’aiuto.”

“Allora, entrerò nella caverna. Non voglio avere più un’altra vita come quella che ho appena sperimentato.”

“Sì, questa è una saggia decisione,” disse la voce. “Tuttavia, è pericolosa. Una volta entrata profondamente nell’oscurità, puoi facilmente dimenticare la tua luce. Questo è ciò che è accaduto nella vita che hai appena vissuto. Devi prima circondarti con la luce che ti aspetta all’entrata della caverna. È la tua luce quella che hai sentito quando hai ricordato il tuo amante. Quando scendi nelle caverne della tua psiche, porta con te un cristallo ametista nella mano destra ed un cristallo trasparente nella mano sinistra.” Un cristallo si materializzò in ognuna delle mani. “Questi cristalli ti proteggeranno e ti aiuteranno a sostenere la tua luce durante il viaggio. Inoltre, usa il Fuoco Viola nel modo in cui l’hai utilizzato per salvare tua figlia. Ricorda che il tuo solo vero nemico è quello dentro di te di cui non sei consapevole. Con i tuoi cristalli ed il Fuoco Viola, inizia il tuo viaggio ORA.”

Nubnoset si addentrò cautamente nelle oscure regioni della caverna. Teneva i cristalli strettamente in mano e cantava continuamente per avere la protezione del Fuoco Viola. La caverna era nell’oscurità totale e l’unica luce era la sua. All’entrata della caverna aveva sentito forte il desiderio di compiere il viaggio, ora, però, la paura stava erodendo il suo coraggio. Non riusciva a vedere dove stava andando o dove era stata. Era una piccola isola di luce perduta nei più profondi recessi dell’oscurità.

Poi, le arrivarono in mente delle memorie, memorie di vite diverse da quella che aveva appena lasciato. Vite in cui lei aveva fatto agli altri, quello che suo padre aveva fatto a lei. Aveva tenuto queste vite come un segreto lontano da lei stessa per evitare la vergogna e i sensi di colpa che sostenevano ed aveva creato nella sua mente delle prigioni che le trattenessero. Ora Nubnoset vide la soglia di questa prigione riflessa davanti a lei. Dall’altro lato di quella soglia sapeva che c’era ogni vita che aveva appena ricordato, ogni vita che aveva appena sentito. Nubnoset crollò con orrore, la sua luce si affievolì.

“Shature, Shature,” chiamò la voce che l’aveva guidata. Chi era Shature e perché la voce la chiamava? Conosceva già da prima quella voce? Chiamava lei Shature?

“Sì,” rispose la voce. “E’ te che chiamo. TU sei Shature.”

“No,” replicò, “io sono Nubnoset, o almeno, ero Nubnoset.”

Ora, però, non era sicura di chi fosse. Sin dall’entrata nella caverna, si era resa conto di essere stata molte persone in molte vite diverse. Forse, una volta era stata la persona chiamata Shature. No, aspetta, adesso si era ricordata. Shature era il nome di chi l’aveva aiutata a salvare sua figlia. E anche la voce, sì, era familiare. Una breve immagine di una stanza circolare con un soffitto a cupola attraversò la sua mente.

“Shature,” chiamò ancora la voce.

Sì, sembrava proprio il suo nome. La voce sembrava amorevole ed anche la stanza circolare. Voleva aver fiducia nella voce e credere che, in qualche modo, stava chiamando la saggia donna che l’aveva aiutata. Forse, quella saggia donna, Shature, ERA una parte di lei. Dato che aveva avuto così tante vite colme d’oscurità, allora doveva aver avuto anche vite in cui aveva sviluppato la sua luce. Ma come faceva ad essere Nubnoset ed anche Shature nello stesso momento?

“Sono un tua vibrazione superiore,” disse Shature che era stata liberata dalle profondità dell’inconscio di Nubnoset dal richiamo della sua Guida e dalla consapevolezza di lei di Nubnoset. “Sono entrata dentro di te da un’altra dimensione, così da poterti guidare. La voce che hai udito è quella della mia Guida.”

Dentro il suo cuore, in profondità, Nubnoset sentì l’amore di Shature, ma la vergogna per la vita che aveva appena vissuto non le permetteva di accettare quell’amore.

“So che per te è difficile sentire il tuo Sé Superiore, quando hai appena lasciato una vita così ricolma d’oscurità,” continuò Shature, con una voce gentile. “A causa della vita che hai appena vissuto, hai dimenticato che c’era la guida su cui avresti potuto dipendere. Ma hai dimenticato, perché eri così sola in quella vita che non potevi credere che a qualcuno importasse di te. Anch’io mi sono persa dentro di te – proprio come tu ti eri persa. Ma, dato che hai ricordato l’amore e seguito la luce, mi sono risvegliata in te. Ora posso aiutarti ad equilibrare la tua oscurità con la tua luce.

“Percepiscimi, mentre entriamo nella cella. Fa che il mio potere, la mia saggezza e il mio amore siano tuoi. Sentimi dentro di te, mentre parlo attraverso di te.”

Nubnoset non capiva tutto ciò che Shature le diceva, ma riusciva a sentire una saggezza, un potere ed un amore dentro di lei che non erano mai stati presenti prima. Nubnoset, con Shature risvegliata dentro di lei, oltrepassò coraggiosamente la soglia della sua cella. Davanti a lei c’era un lungo corridoio con file di celle su entrambi i lati. L’odore della putrefazione era nauseante. La visione dell’orrore, fece sì che si coprisse gli occhi e i suoni dell’agonia minacciavano di far affievolire la sua luce. Si aggrappò alla sensazione di quell’altra parte più saggia di se stessa dentro di lei. Nubnoset teneva i cristalli fermamente in mano, invocò il Fuoco Viola una volta ancora ed entrò nella prima cella.

Dentro questa cella c’era un Mago che aveva creato un mostro, semplicemente perché poteva. Voleva provare il suo potere di creazione e, poiché credeva di essere separato da tutta la vita, non gli venne in mente che questo mostro potesse predare gli altri. Alla fine, il mostro cacciò il Mago e provocò la sua morte. Il mostro ed il suo creatore, da allora in poi, erano imprigionati in un combattimento mortale. Nubnoset fece risplendere la Luce Viola nella cella. Oltrepassò le sbarre, poiché sapeva che erano solo un’illusione. Il mostro e il mago si voltarono e, per un breve momento, cessarono la loro battaglia senza fine.

“Chi sei?” domandarono insieme.

“Sono la somma totale di tutto ciò che sono stata,” disse Shature attraverso la forma astrale di Nubnoset. “Sono venuta qui ora per reclamarvi come una parte di me.”

“Perché dovremmo volerci unire a te?” dissero sogghignando.

“Non avete scelta. Io sono voi e voi siete me. Entro dentro di voi ora e vi abbraccio con la mia Luce. Non vi giudico né vi temo. Quando ero una bambina, parlavo ed agivo come una bambina. Ora sono l’UNO ed abbraccio i figli della mia Anima. La Luce del mio Sé totale ora riempie questa cella!”

Con queste parole, il mostro ed il Mago furono trasformati in pura creazione e creatore.

Nubnoset, con Shature come sua guida interiore, si spostò poi attraverso ogni cella, facendo risplendere il Fuoco Viola ed abbracciando l’oscurità con la luce. C’era una Sacerdotezza dell’Oscurità dall’India antica ed una strega malvagia dall’Inghilterra. C’erano guerrieri maligni cui interessava solo il sangue degli altri e la gloria per loro stessi e uomini crudeli e brutali che rendevano schiave le loro donne, per usarle per loro servizio e piacere. C’erano donne manipolatrici che attiravano gli uomini nella loro ragnatela come una vedova nera ed usavano i loro poteri di seduzione per far male agli altri.

Tutti questi, ed anche altri, furono assorbiti nella Luce.

Nubnoset, con Shature, percorse tutte le file di celle, irradiando da dentro finché tutte le celle furono assorbite e trasmutate dalla luce. La prigione era vuota ora e anche Nubnoset doveva trasformarsi.

“Ora devo purificare questa prigione con la mia Luce,” ora Shature e Nubnoset, parlavano con una voce. “Devo prender possesso di questa prigione, assumendo la responsabilità della sua creazione. Mentre mi trovo nel centro di questa prigione della mia Anima – ORA mi perdono. Stavo imparando ad essere un creatore ed ho creato separazione e limitazione. Ho abbandonato poi le mie creazioni e le ho mandate in questa prigione dentro di me. ORA io sono al di là del tempo e dello spazio della separazione e ORA mi trovo nel centro di questa prigione e proietto la mia luce in ogni fessura per ripulire tutta la densità della paura, dell’avidità e dell’egoismo.

“Ritornerò, ripetutamente, per trasmutare l’accumulo della mia stessa oscurità segreta e per assorbirla nella mia Luce.

 “Arde, arde la Fiamma Viola

che trasmuta TUTTA l’ombra in

LUCE, LUCE, LUCE!”

Nubnoset si allontanò dalla caverna e lanciò un’ultima occhiata alla vita che aveva lasciato. Sotto di lei, Nephrite stava aprendo il cassetto del mobile rosso e stava tirando fuori un cartiglio fatto di un metallo che non aveva mai visto. Lo teneva per mezzo della sua lunga catena, in alto, in un raggio di luce mattutina che entrava in una stanza una volta colma d’oscurità. Una luce viola lampeggiò davanti agli occhi della ragazza ed illuminò il suo viso. Nephrite sorrise e si mise la catena al collo. Il cartiglio era nascosto dietro la sua veste e si trovava sul suo cuore. All’improvviso la stanza si riempì di luce. Era entrato più sole nella stanza, o era la luce della figlia di Nubnoset?

 

Continua: "Il Potere"

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Originale in inglese: http://www.multidimensions.com/Unconscious/uncon_body_visions.html

 

Tradotto da Susanna Angela per Stazione Celeste

 

www.stazioneceleste.it