Gli esperti di comunicazione non
verbale la chiamano bubble, "la bolla": è il nostro
spazio personale più intimo, quello in cui
ammettiamo solo le persone di cui ci fidiamo;
lasciando tutte le altre a distanza, diciamo, di un
avambraccio. A infrangere pacificamente la vostra
bolla, questa domenica, potrebbero essere persone
che incontrerete per strada: avranno un cartello con
la scritta "abbracci gratis", o qualcosa del genere,
e proveranno a scambiare con voi una stretta
affettuosa. Niente paura: è solo il Free Hugs Day,
il "Giorno degli abbracci liberi". Nelle intenzioni,
un modo per regalare affetto e far riscoprire il
valore del contatto umano contro il logorio della
vita moderna. Più nel dettaglio, ma in quattro
parole:
1) "Juan Mann": è il nome (o lo pseudonimo?) di chi
si è inventato il tutto. Lui stesso racconta: un
giorno, costretto da problemi imprecisati a lasciare
Londra per tornare nella natia Australia, atterra a
Sydney col suo bagaglio di effetti e tormenti
personali; nella sua solitudine, guarda con mestizia
viaggiatori e parenti che si scambiano effusioni e
sorrisi. Così, decide di piazzarsi a un angolo di
strada con un cartello che dice solo "Free Hugs":
non chiede elemosina, dispensa abbracci. Dopo un
quarto d’ora, una donna si ferma e gli racconta i
suoi problemi. Segue fraterno abbraccio, segue idea
di rilanciare la cosa su vasta scala;
2) "hugs": in inglese significa "abbracci", per
l’appunto. Quelli tra sconosciuti agli americani
devono piacere da matti, se è vero che già da
qualche anno si sono inventati i "Cuddle Party":
feste a base di coccole per combattere la solitudine
metropolitana. Ma gli americani stavolta non
c’entrano. O almeno, sono arrivati dopo;
3) Internet: c’entra, c’entra sempre. Su YouTube.com
è comparso, neanche due mesi fa, il video con cui
Juan Mann ha dato il via alla "Free Hugs Campaign":
finora è stato visto quasi 6 milioni di volte e ha
fatto proseliti in varie città del mondo. In Rete, i
siti di riferimento sono
http://www.freehugscampaign.org/ e, per
l’Italia,
http://www.abbracciliberi.it/ e
http://www.abbracci-gratis.it/. Li si può
consultare per sapere in quali strade vengono
organizzate le sessioni di libero abbraccio e,
volendo, passare in zona. O evitarla, se si è molto
gelosi del proprio spazio intimo;
4) "boom": è una delle parole che i nostri Tg e
alcuni quotidiani on line – sempre più folgorati
sulla via di YouTube – hanno già speso o spenderanno
sull’argomento, insieme a espressioni consolidate
come "web mania" o "dilaga" e al logoro "tutti pazzi
per". Personalmente, preferisco un asettico
"iniziativa" e, se proprio, azzardo un "innocua". In
attesa di vedere se davvero riuscirà a invadere
affettuosamente le bolle altrui. O se in una bolla
si risolverà.