)*(Stazione Celeste)  

-L/L Research-

 

Sunday Meditation

 

 

 

 

LA RELAZIONE FRA L’UNIVERSO

&

IL RICERCATORE

Q’uo attraverso Carla L. Rueckert

21 Marzo 2004

Domanda del Gruppo: Q’uo, oggi abbiamo discusso dell’interazione e della relazione fra l’universo e il ricercatore. Vorremmo che discuteste il modo in cui l’universo risponde alle domande d’identità, di servizio e di trasformazione del ricercatore, e in che modo il ricercatore può meglio ascoltare, rispondere e riconoscere le risposte che l’universo offre. Inoltre, cosa insegnano della pazienza queste lezioni? Come possiamo invocare e realizzare quella qualità nella nostra vita?  

(Canalizza Carla)   

Noi siamo a voi noti come quelli del principio di Q’uo e vi salutiamo nell’amore e nella luce dell’Uno Infinito Creatore, al Cui servizio veniamo a voi in questo giorno. Ringraziamo ognuno di voi, poiché trovate tempo ed energia da dedicare a questo lavoro di ricerca della verità. E’ un grande privilegio entrare in meditazione con voi ed essere parte di quella calma, piccola voce che parla nella quiete di questi momenti. Siamo molto felici di parlare con voi oggi, riguardo alla natura della relazione fra il ricercatore e la creazione, chi fa le domande e chi risponde, e vi ringraziamo per questa opportunità di parlare. Come sempre, chiediamo che ognuno di voi controlli con giudizio attento ciò che accoglie di quelle cose che diciamo, poiché ognuno di voi ha un potere di giudizio molto efficace e può percepire la risonanza di quei pensieri che sono utili in un particolare momento. Vi chiediamo, a meno che non percepiate quella risonanza, di far semplicemente passare e cadere i pensieri, senza ulteriori riflessioni. In questo modo, sentiamo che possiamo condividere i nostri cuori con voi, senza essere preoccupati di infrangere il vostro libero arbitrio, poiché non desideriamo davvero essere d’ostacolo per nessuno.    

Oggi la vostra domanda, conduce al cuore della natura dell’essere. Forse, questa domanda non è stata intesa affinché indagasse così profondamente, tuttavia la domanda è quella della relazione fra il ricercatore e il sistema di informazioni che costituisce il principio creativo, il principio divino, o l’Uno Infinito Creatore. Prima di tutto, quindi, torniamo indietro per osservare l’Uno Infinito Creatore, poiché quel concetto, di per sé, è una chiave alla domanda che è stata fatta. Ognuno, entro questo circolo di ricerca, che stia inspirando ed espirando e chiunque possa leggere queste parole come una parte della sua esperienza di vita di un particolare momento: nel momento in cui udite o leggete queste parole, siete parte dell’Uno Infinito Creatore. La parte più reale di ogni spirito o anima in manifestazione o incarnazione di terza densità, allo stesso modo e allo stesso tempo, è una parte della Divinità, una parte che non è mai stata separata dalla Divinità, una scintilla che non conoscerà mai la separazione dal Pensiero originale che ha creato la “casa”, qual è l’universo e tutti i suoi arredamenti, dimensioni o densità, che sperimentate.    

Diventare capaci di rendersi conto della propria parte nel principio creativo è, entro la coscienza sveglia, virtualmente impossibile; le limitazioni del corpo, della carne, e dei sensi fisici restringono le porte della percezione e, in molti casi, le chiudono totalmente. Tutto il massiccio indottrinamento da parte di genitori ed insegnanti, che voi, come entità in incarnazione molto giovani state seguendo accuratamente, garantisce che se c’è qualcuno che può arrivare alla consapevolezza libero dal giudizio e colmo della conoscenza del sé come Creatore, allora quello è un gruppo molto piccolo. Per il resto di quelli che sono sulla vostra sfera in questo periodo, crediamo sia prudente dire che ognuno ha perso quel senso diretto d’introspezione ed unione con l’Uno Infinito Creatore. Tuttavia, c’è unità. Forse non si propende per quell’unità, tuttavia esiste. Non può essere persa, non è una pelle che può essere cambiata e non è niente che sarà mai rinnovato. Tutta l’esperienza umana, diciamo, l’esperienza incarnazionale di terza densità, riguarda la morte e il rinnovamento, conclusioni e inizi. Tuttavia, dal principio alla fine del processo di vita in incarnazione, la parte più fondamentale del vostro essere essenziale non è ciò che cambierà, crescerà o si modificherà, piuttosto, è ciò che è. Nell’opera sacra che questo strumento (Carla) conosce come la Bibbia, in che modo il Creatore ha espresso se stesso? “ IO SONO.”   

Quindi, parte di ognuno di voi, è un IO SONO. Riuscite a percepire la differenza fra “IO” e “IO SONO”? Riuscite a percepire lo spostamento dalla persona all’essenza? E’ un importante spostamento di cui rimanere consapevoli, non semplicemente per lo scopo di questa discussione, ma in termini di capacità di base, di vivere la vita svegli e coscienti di chi siete e perché siete qui. Ciò che questo strumento (Carla) direbbe riguardo alla relazione fra l’IO e l’IO SONO è che spera, ogni giorno, di permettere al suo IO, che è l’IO SONO, di diventare lei, per far sì che il suo IO sia ciò che lei chiama il Cristo o Coscienza Cristica o amore incondizionato. Non è prendere il sé, buttare via il sé e poi rimpiazzarlo con il Creatore, il Cristo o il principio Cristico; è, piuttosto, permettere a se stessi di ricordare che l’IO SONO è il sé essenziale più profondo, ed è una parte vera dell’intero essere che è conosciuto come Carla.    

Ora, sentiamo che ognuno dentro il circolo (di ricerca) ha speranze lungo linee simili, in altre parole, ognuno ha la speranza di espandere la consapevolezza personale in una coscienza più vera, più intera e più profonda, esprimendo un sé più vitale e più essenziale. Se la consapevolezza infinita è vivere la vita, allora non c’è chi fa domande e chi dà risposte, ma, piuttosto, uno stato d’essere che è unitario, in cui non c’è la necessità di fare domande, di aspettare, di osservare, poiché tutto è perfetto. Questo è uno strumento prezioso e una risorsa. Non importa quali siano le circostanze, questo livello di consapevolezza è sempre una risorsa potente per centrare il sé e per permettere al sé di sollevarsi lontano dai dettagli marginali di una situazione particolare. La maggior parte delle persone non può stare dentro la consapevolezza unitaria, dentro l’IO SONO, il cento per cento del tempo entro la realtà prevalente. La realtà prevalente è stata progettata specificatamente per allontanare dalla calma, dalla soddisfazione di sé e dall’accettazione delle cose come sono. La realtà prevalente è progettata accuratamente per distogliere le proprie energie dalla loro area di conforto non una volta, ma ripetutamente, in cicli, dalla nascita fino alla morte del corpo fisico. Di conseguenza, non suggeriamo di tentare di rimanere completamente immersi nell’IO SONO del Creatore. Tuttavia, quando c’è quella selva di confusione da cui non si riesce a trovare una strada, quando sembra esserci un fallimento nel modo razionale di osservare una situazione, incoraggiamo ognuno a prendersi un momento per riposare il sé da tutti i travagli della mente e delle emozioni, di sedersi o di riposarsi mentre si cammina, e di permettere semplicemente alla consapevolezza dell’IO SONO di permeare e di prendere il controllo della mente e la sua focalizzazione, poiché in quell’assoluta mancanza di personalità o condizione, si trova il tesoro più profondo dello spirito incarnato, la connessione con tutto ciò che c’è.    

Fateci ora spostare all’osservazione di una panoramica del processo spirituale meno unitaria e più duale, quella veduta che presuppone che il ricercatore è chi fa le domande e l’universo, la creazione o guida è quello che risponde alle domande. Questo è molto più vicino al livello della realtà prevalente. Questo non offre sfide alla personalità che è chiusa nei ruoli che egli o ella interpretano e che, forse, gli o le sono stati affibbiati. Molte volte, il modo in cui la creazione sceglie di rispondere alle domande che il ricercatore fa, dipende dalle sfumature più deboli e fragili, dal modo in cui le domande sono poste. Molte volte, quando lo strumento (Carla) ha tenuto canalizzazioni personali o consulti privati, ha chiesto all’entità che aveva posto la domanda, di tornare indietro e di esaminarla di nuovo, per essere certa che cogliesse il centro assoluto del problema per cui l’entità aveva richiesto il consulto. Ed è giusto che l’entità faccia così, poiché ciò che l’universo può far fiorire naturalmente in una risposta ad una domanda, dipende completamente dalla struttura dell’intenzione, dell’umore, dalla più piccola espressione della domanda che viene posta. E quando quella struttura è udita dalla creazione, questa determina un processo di risposta assolutamente naturale e automatico. Non è una risposta che può essere dettagliata in modo lineare – prima succede questo, poi quello e poi l’altro – perché è una risposta su tanti livelli d’intenzione quanti ne dischiude l’energia della domanda. Quale entità può veramente conoscere tutti i livelli a cui pone una domanda? In che modo, un’entità può veramente penetrare profondamente nel paese sconosciuto della sua stessa mente archetipica, da essere anche consapevole della natura totale di ciò che cerca   

In precedenza, c’era una discussione su un film visto di recente, che parla della vita di colui noto come Gesù il Cristo e in quel film il personaggio di Ponzio Pilato fa questa domanda: “Che cos’è la verità?” E, fondamentalmente, questo è ciò che vi stiamo chiedendo: “Qual è la vostra domanda?” E’ difficile conoscere la verità di una situazione o di una domanda, e quasi impossibile sapere cosa chiedete al limite estremo di quella domanda. Nascosti entro le pieghe del silenzio, fra le parole, si trovano mondi di richieste d’informazioni, che sono indicati molto precisamente dall’atteggiamento, dalle speranze e dalle sensazioni che entrano in quel momento di richiesta.  

Quindi, una cosa che diremmo riguardo alla relazione fra chi fa la domanda e la risposta, è che la persona che fa la domanda ha il più profondo potere personale e individuale, la responsabilità della ricerca, della domanda, dell’intenzione della domanda, e di tutto ciò che circonda il momento in cui si arriva al punto cruciale, alla crisi, e si deve anche accettare che c’è una cuspide che bisogna incontrare. Poi, quando si è compreso questo, è bene prendere quella comprensione ed impiegare quella pazienza cui avete chiesto prima, nel formare la vostra domanda. Quanto profondamente potete sondare il vostro cuore segreto? Quanto attentamente potete rilevare quelle sensazioni che, forse, non hanno visto la luce del giorno? Che lavoro potrebbe esserci da fare per voi, per raggiungere quei luoghi oscuri dentro di voi, dove le domande non sono state fatte pienamente, perché l’essenza sotto quelle domande non è stata ancora riscattata appieno dentro il sé? Che poteri di perdono può portare il vostro cuore al processo del giungere al momento presente e nel rilasciare il passato? Quanto potete mantenere elevata la vostra speranza, la vostra intenzione e il vostro proposito? Quella parte di voi stessi che ha orgoglio, a quale chiarezza di focalizzazione potete portarla, per essere capaci di darla come un dono, mentre, alla fine, vi inginocchiate con umiltà, a mani vuote, davanti alla verità stessa?

Una volta che il ricercatore ha fatto la domanda, c’è quel periodo di rilascio e poi l’abilità e l’arte si trovano in ciò che colui noto come G ha riferito come il tocco di luce. Una volta che avete risvegliato l’universo al vostro bisogno, potete essere certi che l’universo troverà molti modi di comunicare con voi riguardo alla vostra domanda. Inoltre, poiché è l’universo del Creatore, piuttosto che l’universo del genere umano, accade spesso che questa informazione non venga affatto a parole, ma, piuttosto, in coincidenze, segni, accenni, pensieri fortuiti uditi in circostanze insolite, e in molti eventi soggettivamente interessanti, come i sogni di voi stessi e di altri riguardo voi; i commenti fortuiti di altri su argomenti che non sembrano avere una relazione con la vostra domanda, ma tuttavia si presentano in modo tangenziale e hanno il proprio significato misterioso, ma molto vero, dal punto di vista della vostra situazione. Molte sono le volte in cui abbiamo discusso in questo gruppo di tutti i sorprendenti modi in cui il mondo della natura, come anche il mondo del genere umano, trova modi per esprimere la sua connettività con voi, la sua attenzione per voi, e la sua affiliazione a voi. 

Quando c’è una domanda che sembra essere importante in modo profondo, è difficile mantenere un senso della proporzione, un senso di pace, un senso di pazienza, diciamo. C’è la sensazione di un bisogno di cambiamento immediato. E, mentre abbiamo simpatia per chi desidera vedere i risultati, incoraggiamo ognuno a considerare la possibilità che la domanda che è stata fatta si esprima su livelli molto diversi, di cui solo uno si mostra sul campo della mente cosciente, il limen o soglia della coscienza che si risveglia. La maggior parte delle informazioni che arrivano al sé più profondo, che informano e preparano quel sé ai cambiamenti che stanno avvenendo nell’energia, entrano nella rete del sé sotto il livello della consapevolezza cosciente e traboccano nella consapevolezza cosciente solo in un modo sottile, come il lievito che trabocca nel pane, per far sì che la situazione insorga, diciamo. Si diventa consapevoli che c’è uno spazio dove non c’era spazio; c’è informazione, o un’opinione, o una sensazione, dove, in precedenza, non c’era una sensazione. Cercate e tendete verso quelle percezioni che sembrano semplicemente traboccare da dentro, perché quello è il risultato finale di un lungo processo, da parte del sé, di raccolta d’informazioni dalla creazione. È traboccato attraverso l’aver notato coincidenze in conversazioni, nei messaggeri animali e floreali, nel mormorio degli alberi e nel soffio del vento. Tutte queste cose si muovono nella rete del sé, e toccano vari corpi interiori del sistema del corpo energetico che nell’involucro fisico esteriore di cui ognuno di voi gode è l’istinto.

Avere semplicemente fede che questo processo avviene è un dono straordinario. Si può vedere che un tale processo, attraverso le limitazioni del corpo fisico, impiegherà del tempo. Ci vuole tempo per svegliarsi e addormentarsi, e svegliarsi e addormentarsi e svegliarsi ancora; per consentire il processo di recupero d’informazioni, attraverso sogni e processi sottili che avvengono interiormente, per aver tempo di completare se stessi. Quindi non è la semplice pazienza dentro ad un vuoto che vi incoraggiamo ad adottare, ma, piuttosto, quella pazienza che è una pazienza consapevole, una pazienza che contiene la consapevolezza che le cose avvengono e che la mente cosciente può non conoscere. La capacità di avere fede, di sapere che questo [è il] modo in cui lo spirito lavora nelle entità è un vantaggio straordinario. Usatela se l’avete e tentate di coltivarla se non l’avete. Come potete coltivare la fede in questi processi sottili, se non spiccando un balzo di fede? Assumendo la fatica e il tempo di avere pazienza con il processo di ricerca della risposta alla domanda; valutando, dopo il fatto, quali fonti d’informazione sono, di fatto, arrivate attraverso di voi. Che tipo di efficacia hanno avuto quei processi nel portare in manifestazione il fiorire e lo sviluppo di ciò che era una situazione germogliante, cui c’era una grande domanda riguardo al modo appropriato di fiorire o maturare.

Quando si cerca la verità, c’è molto da dire per tendere all’interiorità del processo. Può essere sprecata molta energia nell’estendersi verso l’esterno, verso l’autorità e la conoscenza esterna. Quando è coinvolta una domanda d’evoluzione spirituale, raramente il mondo esterno avrà una prima facie [1], un modo diretto di parlare al cuore del problema, della situazione o della domanda. Più profonda è la domanda, meno efficace sarà consultare l’autorità esterna.

C’è tuttavia, un sistema d’autorità interiore cui si può entrare nella mente e nel cuore. E non limiteremmo questo per le entità dicendo che è questo o quello. Per molti, un sistema di guida è un fenomeno unitario o singolare. Questo strumento (Carla) lo chiama lo Spirito Santo. Colui noto come David (Wilcock), lo chiama Sistema di Guida, e così via. Tuttavia vi assicuriamo, che il sistema di guida di ognuno di voi è massiccio e straordinariamente complesso, e non si muove semplicemente nei piani interiori di terza densità, ma nelle connessioni familiari, diciamo, fra quelli in anima di gruppo e le loro connessioni in altre densità. Ci si può avvicinare al sistema di guida facendo una domanda alla consapevolezza totale dei vostri piani interiori e densità [esteriori], e anche a quel centro di guida di ognuno di voi che è il sé di sesta densità, che sta guardando indietro, al sé in terza densità e offre quel raccolto nella consapevolezza che ha dentro quella particolare illusione.

Questa grande famiglia sostiene ognuno di voi, e può prendere un po’ del vostro tempo per rispondere, per manifestarsi dentro la vostra stessa consapevolezza. Quindi, diamo a questo strumento (Carla) l’immagine di quella figura nella Bibbia di cui colui noto come Gesù parlò, di colui che entra nella sua stanza per pregare in segreto [2], per esprimere sofferenza in segreto, per offrire nella massima intimità del sé, il cuore del sé, la sofferenza del sé, e tutto del sé che può essere portato in quella stanza, nel chiedere qual è la situazione e qual è la verità della situazione. Mantenerla quieta, mantenerla silente, mantenerla completamente all’interno è una tecnica molto utile, poiché permette che una certa intensità sia costruita dentro quella minuscola stanza di preghiera. Forse ad ognuno di voi è familiare il modo in cui un medium, durante una seduta spiritica, materializza e raccoglie ectoplasma nel suo studio, in modo da poter manifestare ciò che questa entità chiama fantasma o spirito. Potete raccogliere proprio in quel modo l’energia della vostra preghiera, mantenendola dentro quel minuscolo studio, dentro quel punto d’unione fra voi, la domanda, e il sistema di risposta – quel punto che è il portale per l’infinito intelligente – rimanendo proprio là, appena oltre i leoni all’ingresso, proprio sulla porta, in nessun altro posto più vicino se non spostandovi all’interno, riposando e permettendo al processo di muoversi.

Colui noto come V, l’altro giorno, parlava della connettività di tutte le cose, il labirinto che risulta essere ciò che connette tutto a tutto. E’ a quel punto, proprio dentro quella piccola stanza di preghiera, che c’è quel punto di connessione. Quindi, più riuscite a rendere interiore la vostra ricerca, più quieta, privata e speciale, più opportunità avrete di muovervi in quel profondo riposo che vi solleva su un’amaca proprio dove desiderate essere e vi permette di dondolare, aspettando in totale conforto, riposando nella culla dell’amore dell’Infinito Creatore. Se potete fare questo per voi stessi, quotidianamente se possibile, quando si lavora con una situazione, toccherete il posto più utile ed efficace dentro di voi, ascoltando veramente quella piccola, quieta voce dell’Uno Infinito Creatore.

Ognuno è consapevole di molte tecniche per determinare la giustezza di un fatto o di un’azione particolare. L’utilizzo del pendolo è stato discusso spesso, l’utilizzo delle letture, sia con i tarocchi sia con l’astrologia, e l’utilizzo di consulenti psichici o spirituali. Tutti questi modi di ottenere maggiori informazioni sono molto utili, ma potete vedere come possono diventare diffusi ed esterni e quanto si perda velocemente quella focalizzazione preziosa, quell’intento affilato, e quel quieto orecchio in ascolto. Si possono impiegare i cristalli, le piramidi, si possono impiegare un gran numero di tecniche per scoprire più informazioni riguardo ai dettagli esteriori di una situazione, ma non possiamo menzionarli tutti. Ognuno, però, è consapevole della misura del supermercato spirituale, riguardo cui questo gruppo ha spesso scherzato. Ci sono molti, molti modi per saperne di più riguardo alle energie che vi circondano. Tuttavia, dal punto di vista del funzionamento dell’universo, la miglior connessione fra chi fa la domanda, la domanda e il sistema di guida è la porta che si trova dentro ognuno di voi.

Questo strumento ci chiede ora di continuare e chiedere se ci sono altre domande cui possiamo rispondere. C’è una domanda cui possiamo rispondere ora?

B: Io ne ho una. All’inizio, hai parlato di una dualità e hai parlato veramente solo di un lato. L’altra parte potrebbe essere dove l’Uno Infinito Creatore diventa il ricercatore?

Siamo quelli di Q’uo. Siamo consapevoli della tua domanda, fratello mio. La dualità di cui stavamo parlando, è quella dualità che è auto-percepita da chi fa le domande, quando chi fa le domande vede se stesso come una dinamica di una dualità e la risposta come l’altra parte di una dualità. L’atteggiamento unitario, d’altra parte, vede chi fa le domande, la domanda e la guida come un sistema che non è affatto separato da se stesso, ma che è un’unità che lavora per espandere il sé e, in quel modo, diciamo che, davvero, quando c’è un atteggiamento unitario chi fa le domande è il Creatore. E’ corretto, fratello mio.

C’è un’altra domanda?

G: Q’uo, io ne ho una. Ra  parla della volontà e dice che è dominante, non deve essere sottovalutata, e il suo uso nella fede può creare il cambiamento e può accelerare il sentiero. Tuttavia, sono dubbioso riguardo al rituale da intraprendere questa sera, in cui userei la volontà per creare un cambiamento o uno spostamento nella coscienza. So, avendo letto le trascrizioni passate, che questo punto filosofico fra il cambiamento tramite la volontà e l’attesa del cambiamento è stato discusso molto, ma mi chiedevo se puoi dire qualcosa di più specifico per questa particolare situazione.

Siamo quelli di Q’uo, fratello mio, e siamo consapevoli della tua domanda. Lo stato della volontà che si prova sia corretta per il sé, è quello stato in cui l’entità è sicura, in un modo che questo strumento (Carla) chiamerebbe “gnosi”, di ciò che è inteso. E’ questione di conoscere il proprio cuore, conoscere i propri veri sentimenti al punto in cui si è disposti a stare in piedi e dire: “Questo è chi sono. Questo è il modo in cui desidero esprimere la mia volontà. In quel modo di offrire la volontà, c’è una consapevolezza interiore che si trova dietro l’abilità di liberarsi di tutta la paura e il dubbio e di indirizzare la volontà direttamente, lealmente, esplicitamente, verso la meta a portata di mano. La purezza con cui si mantiene l’onestà con il sé è una grande chiave per il conseguimento di questo tipo di gnosi o di un’introspezione sicura che riguarda il sé.

In una situazione imminente, in cui la volontà di servire è nota alla persona, ma non si sa quale sia la situazione che ha bisogno di essere servita, questa provoca il secondo tipo di uso della volontà, che è rinunciare alla propria volontà in favore della volontà dell’Infinito Creatore, il sistema di guida, e il piano incarnazionale base che si è stabilito per l’intera incarnazione e in cui si ha davvero fede. In quest’ultima situazione, sarebbe una follia forzare un risultato a scapito di un altro. In quel caso la volontà è coinvolta semplicemente nel portare l’intero sé ad un punto di resa, in modo che, quando la volontà del Creatore diventa ovvia, questa può essere seguita con un’intensità piena e completa di sforzo e focalizzazione.

Possiamo risponderti ulteriormente, fratello mio?

G: Sì. Credo di essere stato abbastanza abile da creare il rituale, così da non forzare un risultato o un altro e non chiedendo nessun tipo di svolgimento d’eventi specifico, ma ho guidato la volontà, specialmente alla fine, verso la resa al Creatore. La mia domanda quindi è: se non ci si sente completamente, al cento per cento, nella totalità, consegnati al Creatore, si può allora schierare quella volontà di cui si è consapevoli dentro se stessi, per creare una resa più piena a qualsiasi risultato il Creatore darà, a qualunque catalizzatore verrà sulla propria strada, per portare riposo a quel sé che avanza troppo lentamente dietro quello stato accettato e arreso di conoscere la volontà del Creatore?

Siamo quelli di Q’uo e siamo consapevoli della tua domanda, fratello mio. Sì.

G: Siete grandiosi. Grazie Q’uo.

Ringraziamo te, fratello mio. C’è un’altra domanda ora?

B: Q’uo, avete usato la parola fede, in numerose occasioni. Puoi, per favore, definire cosa intendete con fede?

Siamo quelli di Q’uo, e siamo consapevoli della tua domanda, fratello mio. Usiamo le parole che questo strumento (Carla) ha nel suo vocabolario. Spesso, ci sono differenze intangibili che puoi aver notato nel modo in cui usiamo quella parola, fratello mio. La fede, in generale, è intesa indicare certezza. Il modo in cui questo strumento (Carla) vede la fede è abbastanza accettabile per noi. Nella sua mente la fede è connessa con la consapevolezza che tutto va bene. Questo è ciò che questo strumento (Carla) tende a significare, quando parla di fede. Lei non assegna alcun fatto, o principio dogmatico o dogma alla parola fede, ma piuttosto è un sostantivo che esprime un atteggiamento della certezza interiore della realtà della perfezione e della giustezza dello schema di creazione in cui lei è coinvolta e di cui è una parte attiva e creativa.

Quando noi usiamo quella parola, cerchiamo di esprimere un senso di fiducia che non è aggressivo, ma, piuttosto, riposa in pace, fiducia e sicurezza, così che l’informazione non è di confronto, polemica o persino colma di fatti, ma è semplicemente un atteggiamento mentale che presume e sta nella giustezza e nella bontà della creazione, nel posto che ogni entità occupa, e negli schemi di sofferenza, espressione ed esperienza che sembrano spostarsi in ognuno, in un particolare periodo.

Possiamo risponderti ulteriormente, fratello mio?

B: No, grazie. Andava bene.

Ringraziamo te, fratello mio.

C’è una domanda finale, ora?  

[…]

T: No, no, grazie, Q’uo. Vorrei solo fare i miei ringraziamenti e mandare amore a voi e anche a quelli di Hatonn.

Siamo quelli di Q’uo, e possiamo dire che, fratello mio, le tue parole sono benvenute per quelli di Hatonn che sono con noi, come sempre, in questo momento.

Ringraziamo, dal cuore, questo gruppo per averci permesso d’essere parte della vostra bellissima natura, della vostra dolce meditazione e della vostra comunità di ricerca. E’ un tale privilegio e una tale benedizione per noi riuscire ad essere di servizio entro i vostri schemi. Vi assicuriamo che voi siete di uno straordinario servizio per noi, e vi ringraziamo.

Lasciamo ognuno di voi, come sempre, nell’amore e nella luce dell’Uno Infinito Creatore. Adonai. Siamo quelli a voi noti come il principio di Q’uo.

Note:

[1] Prima facie è definita con il significato di: “a prima vista; prima di un più accurato esame.”  

[2] Questo riferimento è Matteo 6:18; “E quando digiunate, non assumete aria malinconica, come gli ipocriti che si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando digiuni, profumati la testa e lavati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo tuo Padre che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

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Trascrizione originale in inglese: www.llresearch.org/transcripts/issues/2004/2004_0321.htm

Tradotto da Susanna Angela per StazioneCeleste

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